Il caso Assange è una vicenda che non avrebbe mai dovuto iniziare, eppure è vergognosamente proseguita per ben 14 anni. Al centro di questa lunga battaglia c’era la libertà di internet, la più importante degli ultimi quindici anni. Nonostante i costi e le conseguenze altissime e amare, tutte le amministrazioni degli Stati Uniti hanno rifiutato di far cadere le accuse, il che avrebbe invalidato tutto l’impianto accusatorio e scongiurato scenari peggiori, evitando che il giornalismo venisse associato allo spionaggio.
La battaglia, durata quattordici anni, ha coinvolto la famiglia di Assange, le maggiori organizzazioni per i diritti umani e la libertà di informazione, oltre alle principali testate giornalistiche. Se l’estradizione di Assange negli Stati Uniti avesse portato a una condanna per spionaggio con una possibile pena detentiva di oltre centosettantacinque anni, sarebbe stata una sconfitta senza precedenti per la libertà di stampa e il giornalismo. Ciò avrebbe confermato nella giurisprudenza l’equazione tra giornalismo basato sul whistleblowing e spionaggio, creando un precedente pericoloso.