Il caso di Sara, la dipendente in maternità lasciata a casa di punto in bianco dall’influencer e imprenditrice Martina Strazzer, non accenna a sgonfiarsi. Sui social, in particolare su TikTok, non si parla d’altro. I video di polemica e di analisi sono letteralmente centinaia e, mentre l’ondata di sdegno monta sempre di più, dall’azienda nessuno replica. Nessuno dà spiegazioni.
Per chi non conoscesse la vicenda, riassumerò brevemente: lo scorso novembre, la fondatrice del popolare brand di gioielli “Amabile”, con un giro d’affari da 7 milioni di euro, aveva annunciato in pompa magna, con un video su TikTok, di aver assunto una ragazza incinta, tessendone ampiamente le lodi. La ragazza era Sara, contabile di professione con oltre un decennio di esperienza alle spalle, al quarto mese di gravidanza al momento dell’ingresso in azienda, nel luglio 2024. L’annuncio di Strazzer, in un Paese dove la maternità è ancora vista da moltissime imprese come un ostacolo da evitare a tutti i costi, è sembrato un atto rivoluzionario. Così rivoluzionario da averle fatto guadagnare nel giro di pochissimi giorni una marea di visualizzazioni, like e complimenti da mezzo web. Andando a rinsaldare l’immagine dell’azienda inclusiva e attenta ai dipendenti, tanto cara a Strazzer, che da sempre basa la comunicazione del suo brand proprio su questi valori. Non una narrazione casuale, ma uno storytelling usato come precisa leva di marketing.
La storia
A quell’annuncio, però, è seguito un amaro epilogo che mai sarebbe divenuto pubblico se la scorsa settimana non avessi deciso di raccontare il finale di questa storia dando voce alla testimonianza di Sara. Otto mesi dopo quel video così emozionale e così virale, Sara non lavora più in Amabile. Il suo contratto a termine non è stato rinnovato: la comunicazione è arrivata a maggio, mentre era ancora in maternità, con la bambina nata da pochissimi mesi. Un fulmine a ciel sereno, dato che Sara, per entrare in Amabile, aveva lasciato l’azienda per cui lavorava con un tempo indeterminato da sei anni per un contratto a termine. Un azzardo, commentano in molti. Un errore di Sara, sostengono parecchi utenti. Però Sara la decisione l’aveva presa a fronte delle promesse della stessa Strazzer, che più volte le aveva assicurato, a parole, che sarebbe stata stabilizzata al termine del primo anno. I mesi di maternità trascorrono, con Sara che ogni tanto dà anche una mano alle colleghe ed esegue alcuni lavori che le vengono commissionati nonostante il congedo obbligatorio, finché non arriva maggio. In quel mese, Sara incontra per due volte i due nuovi responsabili assunti in azienda: il cfo e l’hr manager.
Il licenziamento
Dopo un primo incontro conoscitivo, Sara viene riconvocata la settimana successiva e in quella sede le vengono comunicate una serie di errori riscontrati in sede di bilancio. Errori che Sara avrebbe commesso nei mesi precedenti all’entrata in maternità. In quel momento, la ragazza capisce che il tanto promesso rinnovo è in bilico. Ma sarà in una successiva riunione, che si tiene il 16 maggio con anche la founder Martina Strazzer, che scoprirà l’amaro epilogo. Il contratto, che sarebbe scaduto a luglio, non sarà rinnovato per inadempienze professionali che però in sede di colloquio non vengono realmente chiarite.
Cosa ci insegna a tutti noi il caso Amabile?
Punto uno: che non si usano la vita delle persone come un mero uso personale, come se fosse un oggetto da sfruttare come marketing per far cassa e poi buttarlo via.
Punto due: che questa forma velata di avvertimento per gli altri dipendenti può avere anche conseguenze legali, perché usare come specie di messaggio subliminale per gli altri operai del tipo: “vedi quello che e’ successo a lei, puo’ capitare anche a te” e’ come se si tornasse nel medioevo quando gli aristocratici minacciavano i loro sudditi di conseguenze gravi in caso di ribellione.
Punto terzo: la cosa peggiore e che questo viene fatto da una donna e anche lei se il destino lo vorrà diventerà madre e avrà dei figli quindi come lei avrà cura dei suoi bambini e vorrà il meglio, lo stesso deve succedere per le sue dipendenti o non si vorrà dire che i figli dei “PADRONI” sono migliori e hanno piu’ diritti degli altri bambini, come succedeva nel passato con i Principini dell’aristocrazia.
Punto quarto: la colpa è anche, anzi è assolutamente colpa di chi li segue sui social anche dopo questi fattacci e continuano come vegetali senza cervello a dare like e inviare messaggi di solidarietà, ma come si fa specie a inviare messaggi di solidarietà? a quelle donne che nel futuro dovranno affrontare una maternità come si sentirebbero se le accadesse una storiaccia del genere? sicuramente malissimo e allora perché vi ostinate a solidarizzare dopo questi eventi?
Punto quinto: ma la politica soprattutto di sinistra che si vantano in pompa magna che sono il baluardo delle femministe dove sono?? fanno scena muta, sono come le scimmie io non vedo, io non parlo e io non sento, VERGOGNA, usate i diritti delle donne solo quando vi conviene per un uso strumentale a fini politici, schifosi. Per non parlare dei sindacaletti anche loro muti, altra vergogna.